Maldive

Cosa trovi, cosa visiti, perché andarci

L’arcipelago delle Maldive è situato a cavallo dell’equatore a circa 700 km a sud-ovest dello Sri Lanka. Il Paese è stato un punto di sosta per i mercanti arabi sulla rotta per l’Estremo Oriente, terreno fertile per la diffusione dell’Islam (a partire dal 1153 d. C.). I segni della storia sono impressi in modo indelebile nella bandiera dello Stato. La quale richiama nel rosso il sangue versato dal suo popolo nelle rivolte contro i dominatori. Nel verde del rettangolo inscritto, l’aspirazione alla pace e alla prosperità, nel giallo della mezzaluna, il segno della fede islamica.

Lo Stato ha avviato dei piani di sviluppo governativi per il turismo imponendo un modello non invasivo. Al fine di salvaguardare il debole ecosistema del territorio e dei suoi fondali (chiamati, non a torto, “l’acquario di Allah”). Questi provvedimenti hanno, nel contempo, inciso negativamente sulle potenzialità commerciali del Paese. Il cui futuro sembra dunque connesso alla ricerca di un compromesso tra aspirazioni contrapposte: la modernizzazione crescente e la conservazione di pratiche antiche.

La temperatura alle Maldive è costante tutto l’anno e oscilla tra i 29- 32 °C diurni ed i 25- 26 °C notturni. L’anno climatico può essere diviso in due periodi, caratterizzati dalla presenza di due venti monsonici. Il monsone Hulhangu (che spira da sudovest) dura da maggio a novembre e porta con sé clima umido e saltuarie piogge. In questo periodo il mare può essere agitato. Il monsone Iruvai (nord-est) cade tra dicembre e aprile ed il suo arrivo porta un clima più secco, caratterizzato dal bel tempo intervallato da brevi rovesci.

Il periodo migliore per recarsi in queste isole (ma anche il più costoso) va dalla seconda settimana di gennaio alla metà di aprile. I mesi restanti sono variabili. Va comunque precisato che negli ultimi anni, a causa del cambiamento del clima a livello mondiale, la distinzione tra monsone umido e secco non è più netta come in passato.

Il valore di un’isola è stabilito in base al numero di palme da cocco esistenti, che è controllato rigorosamente e annualmente dal capo dell’isola.